
Silvio Berlusconi conserte
di Angelo Mozzillo
pubblicato su Fresco di Stampa, Luglio 2008
Il Drake International Film Festival quest’anno aprirà con una commedia dal titolo parecchio accattivante: Ho ammazzato Berlusconi, diretto dai valdostani Gian Luca Rossi e Daniele Giometto. Un film che fa parte di quel filone cinema-letterario riguardante il cosiddetto “Silvicidio”, l’immaginario assassinio di Silvio Berlusconi. Ne parla a Fresco di Stampa uno dei due registi, Gian Luca Rossi:
«L’idea è nata in modo semplice. Daniele Giometto trovò in libreria e lesse un romanzo molto bello (Omicidio Berlusconi di Andrea Salieri); me ne parlò, lo lessi anch’io, e decidemmo di scrivere la sceneggiatura. La nostra è quindi solo una riduzione di un romanzo che ebbe anche un grande successo di pubblico, e che fu per altro il primo libro a trattare vagamente il tema del Silvicidio, seguito successivamente da tutta una serie di romanzi e persino di film. Anzi, questo ci ha un po’ danneggiato, perché non trovando facilmente una casa di produzione, le riprese sono finite tardi e quindi spesso ci confrontano con Shooting Silvio, altro film che tratta dell’assassinio del cavaliere e che è uscito prima del nostro. Tra l’altro i due film, e anche il tedesco Bye Bye Berlusconi (dove però il premier viene solo rapito e non ucciso), raccontano storie radicalmente differenti l’una dalle altre. Da parte nostra non abbiamo deciso di lavorare a questa storia perché parla di Berlusconi, ma semplicemente perché è molto carino il romanzo da cui è tratta.»
Ammetterà che è perlomeno curioso questo accanimento simbolico verso il cavaliere.
«Quando un personaggio vive la politica in modo così personalistico – e di fatto oggi il centro-destra italiano è una persona, più che un partito – mi sembra naturale la tendenza a farne un personaggio, e basta pensare a quanto è stato scritto o fatto su Benito Mussolini per avere un esempio. Non credo dipenda da chi ha fatto i film o ha scritto i libri, dipende dalla storia politica italiana e da quello che è Berlusconi. Il nostro non è per niente un attacco a Berlusconi; e non voglio dire con questo che Ho ammazzato Berlusconi non sia un film con una portata politica, ma si parla di altro, di quanto può diventare importante la spettacolarizzazione del potere, di come funziona. Poi c’è il personaggio Berlusconi perché in quel momento era lui al governo; ci fosse stato Prodi, probabilmente avremmo girato Ho ammazzato Prodi: non è che il senso cambi molto. Andando nel concreto, i governi di centro-sinistra non hanno fatto meglio di quelli di centro-destra. Ecco, Berlusconi nel film rappresenta un po’ il simbolo di tutta una deriva politica italiana di cui lui è solo un piccolo aspetto. Non ci sono dunque attacchi frontali, semplicemente perché non era nelle intenzioni del film.»
Prima parlavi di difficoltà a trovare un produttore.
«Finito di scrivere una bozza della sceneggiatura, la mandammo a tutte le case di produzione. Le reazioni erano solo due: c’erano alcuni che erano interessati al film e al ritorno di immagine che ne avrebbero avuto; altri invece, sia a destra che a sinistra, erano spaventati da quello che poi è effettivamente successo: un film non si regge molto sui guadagni in sala, quindi il produttore rientra nei soldi soprattuto con la vendita alle televisioni. Con Berlusconi al governo probabilmente la Rai non comprerà il film, non lo comprerà la Mediaset e non lo comprerà neppure Sky, che con i film del cavaliere ci lavora molto. Per quanto riguarda il cinema, le distribuzioni sono in gran parte controllate dalla Medusa, di proprietà del premier, così come di sua proprietà sono i Blockbuster per il fattore “dvd”. Fondamentalmente quindi i canali si riducono all’osso. Fortunatamente almeno i festival sono molto interessati al film, se non altro perché il titolo attira parecchia gente, che è interessata a capire di cosa si tratta. Il film ha una storia tutta sua, vive un percorso psicologico del protagonista che è abbastanza slegato da Berlusconi, ma ammetto che grande punto di interesse è proprio il titolo, scelto tra l’altro dalla produttrice perché Omicidio Berlusconi, il nome del romanzo, poteva apparire troppo serio a dispetto del genere, che è in ogni caso una black comedy.»
La produttrice Caterina Rogani ha accettato subito la sceneggiatura?
«A dire il vero ci ha raccontato che all’inizio rimase un po’ sconcertata dal titolo, ma dopo aver letto la sceneggiatura rimase intrigata e coinvolta dall’approccio del film, dedicandogli molta passione. Lo stesso vale per Andrea Roncato, tra gli attori del film. Tra l’altro lui è amico del premier, e alla prima del film ci ha detto che a suo parere la pellicola potrebbe paradossalmente piacere a Berlusconi, il quale – si vocifera – ha persino letto e apprezzato il libro. Forse l’unico a non avere avuto esitazioni è stato Sergio Stivaletti, il mago degli effetti speciali: creare il cadavere di Berlusconi deve essere estremamente affascinante.»